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Al Km. 95 della SS. Jonica 106 (E-90) si trova il palazzo del Museo di Locri Epizephiry.
Costruito dall’architetto Giovanni De Franciscis ed aperto al pubblico nel 1971inizialmente come antiquarium, divenne Museo Nazionale nel 1998.
 
L'ingresso al Museo è consentito nel seguente orario: dalle ore 9,00 alle ore 19,00 tutti igiorni (chiuso il 1° lunedì di ogni mese).
Esso illustra e descrive la città antica e il suo territorio, dalla preistoria all’età romana,le divinità e la vita quotidiana degli antichi locresi.Costituisce il logico capolinea del percorso di visita dei siti del parco archeologico.
 
La visita comincia attraversando un’area sistemata a giardino in una zona in cui sonostati messi in luce resti di età greca e romana dell’antica Locri, al di fuori delle sue muradi cinta, e si raggiunge l’edificio del Museo sotto il cui portico sono raccolti vari pezzi greci e romani già conservati nel vecchio Museo Civico. Si entra, quindi, nell’atrio. Qui una carta illustra la zona archeologica e ne guida il percorso, che può essere iniziatoimmediatamente dall’area del Santuario di Marasà, retrostante il Museo.
Ai piedi della scala che conduce alle sale c’è una statua femminile, panneggiata in marmo, già della collezione Scaglione..
Poi, a destra, in un vano accanto ai gradini, sono raccolti alcuni pezzi rinvenutisporadicamente nell’area della città tra i quali vari iscrizioni. Si entra quindi, nelle sale.
 
La prima sala, è dedicata alle necropoli di contrada Lucifero, dove sono raccolte inquattro vetrine, da destra a sinistra, corredi tombali (in gran parte provenienti dallacollezione Macrì) o oggetti sporadici che illustrano la necropoli dalla fine del VII sec. al IV sec.a C. Un’arula proveniente dagli scavi di P.Orsi, alcune anfore attiche, vari bronzi (sopra ttutto specchi con manici modellati, attribuiti da alcuni studiosi, come il DeRidder, Pollack, Jantzen, ad artisti ionici della stessa Locri). Da una tomba del IV sec. a C.proviene, invece il cratere a campana del ”Pittore di Locri”, posto nella vetrina centrale.
 
La seconda sala, è dedicata al Santuario della Mannella.Vi sono raccolti: frammenti di vari tipi di Pinax locresi (le mitiche immagini delletavolette ex-voto riprodotte, ripropongono riti propiziatori del culto alla dea Persephone);una serie di terracotte votive (statuette, testine, maschere) del VI e V sec.a.C.; moltiframmenti di ceramiche corinzie, di imitazione corinzia, attiche a figure nere, calcidesi, laconiche, che costituiscono un' eccezionale esemplificazione dellaceramica del IV e V sec.a.C., ritrovata a Locri nell’area del Santuario..
 
Il gruppo di sale n. tre custodisce gli oggetti più significativi rinvenuti negli scavi effettuati a “Centocamere” dalla Scuola Archeologica Italiana dal 1950 al 1956, diretti da Gaspare Oliverio, e quelli avviati nel 1985 condotti da Marcella Barra Bagnasco nell’area di Marasà – sud,limitrofa allo scavo di Centocamere).
Qui sono i rivestimenti ed i fregi dell’edificio cosiddetto ”Casa dei Leoni”, le iscrizioni ed i reperti provenienti da depositi votivi di sacelli dedicati al culto di Afrodite. Viene fornita l’illustrazione cronologica della stratificazione del vasto quartiere artigianale – abitativo di Centocameree quelli dei resti della “Stoà a U” esistenti all’esterno delle mura verso il mare. Varie matrici per piccole statue, oggetti fittili, e la sistemazione dell’attrezzatura usata nelle attività domestiche: tessitura, macina del grano, ecc.
 
La quarta sala, è dedicata ai rinvenimenti effettuati dalla sovrintendenza, a GrottaCaruso nel 1942 e a Pozzo Cusemi nel 1970, nell’area sacra di Demetra in contradaParapezza.
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La quinta sala, raccoglie le terracotte architettoniche del temp io di Zeus Olimpio e ireperti del teatro greco-romano. Nella sesta sala del secondo piano, sono concentrati glioggetti pervenuti da varie collezioni private e sono rappresentate tra l’altro, la protostoria di Locri, con i corredi delle tombe indigene di Canale, Ianchina, Paterriti, contradaStefanelli di Gerace e la monetazione (il valore dei conii Locresi era espressa in talenti,stateri, litre e once) rinvenuta in territorio locrese.
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Diretttore del Museo Dott.ssa Elisabetta D’Agostino
Tel. 0964 390023
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